domenica 12 settembre 2010

Il pozzo e la pentola-liberamente ispirato a E.A.P.

-Claaaudio!-
La voce stridente di Lorena gli trapanò l'orecchio e forse per la millesima volta lui si chiese perchè mai quella donna gli si rivolgesse urlando quasi si trovasse su un altro pianeta invece che nella stanza accanto o, come in quel caso, nella stanzetta del piano interrato.
-Potresti prendere un secchio d'acqua dal pozzo?- aggiunse la donna in tono appena più basso, o forse era lui che era diventato sordo.
Si alzò dal bancone dove stava dedicandosi a un delicato lavoro di falegnameria su un antico orologio a cucù, sospirò cominciando a salire e sbucò nella cucina dove Lorena passava gran parte del suo tempo spignattando e cuocendo cibo bastante per un esercito, distribuendo quindi gran parte del risultato delle sue fatiche culinarie a vicini e parenti in visita, visto che loro erano solo due e per quanto fossero voraci consumatori, non riuscivano a sostenere il ritmo imposto dalla donna.
-Ti ho riempito due secchi stamattina, non bastano?- borbottò lui ponendosi un altro quesito ormai quotidiano: perchè cavolo aveva accontentato la moglie, tre anni prima, quando lei gli aveva proposto di andare a vivere in campagna rinunciando alle comodità di acqua corrente, riscaldamento e altri gingilli dell'era moderna?
Certo, a lui non piaceva internet, non gli importava granché di tenersi informato tramite televisioni o giornali, anzi, la televisione non la guardava mai, preferiva dedicarsi ai suoi lavori di artigianato e Lorena adorava cucinare e mangiare, quindi l'idea di ritirarsi in campagna era parsa una soluzione ottimale per entrambi, che socializzavano poco e non avevano particolari problemi di adattamento a situazioni difficili.
Ma la vita di campagna poteva apparirti interessante e bella da lontano, e dventare una vera seccatura nella realtà, specie quando la tua donna interrompeva con richieste continue il tuo lavoro...
-Non vedi che sto cucinando le verdure? Mi serve molta acqua!- replicò Lorena alla sua protesta e lui, sospirando, uscì con il grosso secchio d'alluminio con cui prendeva l'acqua dal pozzo.
L'acqua non era potabile, per quella dovevano rifornirsi alla cisterna comune a qualche minuto di cammino dalla casetta in cui si erano ritirati a vivere.
Si avvicinò al pozzo, osservando senza un motivo preciso il cerchio liquido racchiuso dalle pareti in muratura.
Quell'acqua proveniente dalle viscere della terra era fredda, dal sapore vagamente metallico e in quel momento lui si chiese che effetto avrebbe avuto tuffarsi e caderci dentro.
Non sarebbe annegato, perchè il previdente costruttore del pozzo aveva inserito lungo un lato della muratura alcuni pioli di ferro, in modo da risalire nel caso disgraziato che si fosse finiti dentro accidentalmente.
Ma perchè poi avrebbe dovuto buttarsi lì dentro?
Corrugò la fronte spaziosa, restando comunque immobile a cercare di analizzare quel suo desiderio.
Non era tipo da grandi riflessioni, né gli piaceva particolarmente pensare a questioni filosofiche ma già il fatto che avesse pensato di buttarsi gli era parso alieno, perciò rimase a meditare sul pozzo, sull'acqua e su quanto avrebbe rischiato calandosi fin laggiù.
Prima che potesse rendersene conto, posò il secchio, si issò sul bordo del pozzo e, posando un piede su uno dei pioli più vicini, cominciò a scendere.
Solo quando si fermò un attimo a riprendere fiato, sollevando lo sguardo, notò che il bordo del pozzo era incommensurabilmente e inspiegabilmente lontano, come se fosse sceso per chilometri e non per pochi metri.
Perplesso, mani e piedi ben afferrati ai pioli umidicci e sommerso dall'odore metallico dell'acqua, rimase a guardare quel confine distante per qualche minuto, quindi abbassò la testa e constatò che anche l'acqua era più lontana di quanto avesse inizialmente pensato.
Cosa fare?
Qualcosa di simile al buon senso gli disse di risalire, e in fretta, perchè qualsiasi cosa stesse succedendo non erano impicci che potesse spiegare o affrontare, e poi Lorena lo stava aspettando col secchio pieno.
Ma qualcos'altro, qualcosa che si annidava come un animaletto scuro in lui, lo spinse a scendere ancora, a fregarsene sia del buon senso che della moglie, e così continuò a calarsi nelle profondità luciferine del pozzo.
Scese, e scese, e nel frattempo si faceva sempre più buio, un'altra occhiata verso l'alto gli fece vedere un minuscolo pertugio chiaro contornato da un nero sempre più fitto e, oh, meraviglia!, non erano stelle quelle che scorgeva attorno allo spiraglio di luce indicante l'entrata del pozzo?
Scosse il capo, non si sentiva stanco e nonostante non capisse cosa gli stesse accadendo continuò a scendere, ormai preso da un meccanismo che gli imponeva di procedere, costasse quel che costasse.
Per quel che ne sappiamo, il nostro eroe sta continuando a percorrere quella strada di pioli e muratura in discesa ancora oggi.
L'unica cosa certa che sappiamo è che sua moglie, stanca di aspettare, uscì di casa, prese il secchio posato sul bordo del pozzo e lo calò, chiedendosi distrattamente dove fosse finito il marito, senza notare nulla di strano nel pozzo, tranne forse per un lieve sommovimento nell'acqua, come se qualcosa stesse nuotando sul fondo di quello specchio liquido.
Tornata in casa, Lorena versò l'acqua nella grossa pentola dove avrebbe cotto la verdura e miliardi di molecole di idrogeno e ossigeno si riversarono con uno scroscio, generando un lieve sbuffo di vapore, quasi che un fantasma si fosse librato dal fondo dell'utensile, un fantasma che sognava di calarsi nelle profondità del cosmo.









giovedì 2 settembre 2010

C'era una volta una bambina nel bosco...

...Ed era notte, una notte fresca, tardo estiva, profumata di caldo, il caldo dell'erba secca sotto il sole, della terra asciutta che diventa polvere, degli alberi gravati da foglie in procinto di cambiare colore.
Sì,una notte perfetta.
E col cielo serotino in cui cominciava a ingradire una magnifica luna piena.
E lei si era persa.
Col suo bel paniere in vimini,il suo mantello impermeabile,perchè l'umidità che scende di notte in un bosco anche in estate non era cosa da trascurare.
Con il suo misero bagaglio e la sua ostinazione a proseguire.
Si era persa.
E ora se ne stava seduta su un grosso masso aspettando.
Il silenzio le faceva venire sonno, nonostante la situazione in cui si era venuta a trovare.
Poi qualcosa spezzò il silenzio.
Il classico cric che fanno i rami sottili quando vengono schiacciati da un passo leggero.
Un passo felpato.
Alzò lo sguardo sulla luna piena, assumendo una debita espressione impaurita quando qualcuno arrivò nella radura fermandolesi davanti.
-Ehi, piccola.-
-Mi sono persa. Lei sa dove posso trovare aiuto, signore?-
L'uomo era enorme, indossava una giacca pesante invero comoda, a quell'ora nel bosco in quella stagione sempre più simile all'autunno e sempre più distante dall'estate.
Aveva un'espressione gentile.
Ma lei sapeva quanto le apparenze potessero ingannare.
-Oh, e cosa ci sei venuta a fare nel bosco di notte, mia cara?-
Potrei farle la stessa domanda, le venne da dire ma si trattenne togliendo la mano dal paniere e rispondendo con voce sottile:
-Stavo andando da mia nonna, ho preso la strada interna per fare prima ma...-
Scrollò le spalle indicando la vegetazione attorno a lei, come a dare la colpa al bosco.L'uomo si abbassò appoggiando le mani sulle ginocchia, fino a quando il viso non fu, più o meno, all'altezza del suo:
-Sei comunque troppo piccola per andartene da sola, no?-
Sollevò su di lui uno sguardo indignato e alzò il mento con orgoglio infantile:
-Ho ben dodici anni, signore!-
Lui rise, come avrebbe fatto chiunque altro sentendo quel tono di voce dauna tale personcina, poi scosse il capo:
-Molti ragazzini tentano la scorciatoia ma pochissimi la conoscono davvero. E io non so di nessuna casa nelle vicinanze a parte la mia, dove sarò lieto di ospitarti prima di trovare il modo di portarti da tua nonna.-
-La ringrazio.-disse lei compita alzandosi in piedi e prendendo il paniere.
-Vede,mia nonna abita poco distante da qui, su una strada che conduce in paese che nessuno percorre più.E' sempre sola e io vado a trovarla quando i miei vengono in vacanza da queste parti.-
L'uomo corrugò la fronte:
-Sicura che nessuno si preoccuperà della tua assenza? Non dovresti telefonare ai tuoi, o a tua nonna?-
-I miei sanno che sono già lì, e mia nonna crede che saranno loro ad accompagnarmi, domani, da lei.-
Lui la fissò severa:
-Non è mai una buona idea mentire su queste cose, sai? E se io non ti avessi trovata? Avresti potuto vagare per i boschi chissà per quanto e fatto preoccupare tuo padre e tua madre, per non dire di tua nonna.-
Lo scrutò negli occhi scuri, sembrava davvero una così brava persona...
Ma una parte di lui, lei lo sapeva, era contenta di averla trovata per motivi che non erano propriamente umanitari.
Una parte di lui, fremeva dal desiderio di portarla a casa per altre cose che non fossero ospitarla e offrirle un letto per la notte.
Quella parte di quell'uomo che era rimasta selvatica, da predatore.
Lo fissò con aria improvvisamente timida:
-Io... So di aver sbagliato, ma... Non so se posso fidarmi di lei!-
Lui si raddrizzò, grattandosi la nuca con aria fintamente perplessa:
-Eh, è un bel problema! Io posso solo chiederti di venire con me e di aspettare domattina per portarti da tua nonna, ma se tu non ti fidi non posso certo costringerti!-
Non era stupido, rifletté lei, ed era cauto nel predisporre la trappola.
Fino all'ultimo, avrebbe avuto un comportamento irreprensibile perchè, se lei fosse riuscita a fuggire, non avrebbero potuto accusarlo di niente se non, al massimo, di averla spaventata.
Sospirò, teatralmente, poi strinse a sè il paniere:
-Suppongo non mi resti altra scelta che seguirla.-
Lui annuì, palesemente soddisfatto, ma non disse nulla, si limitò a farle un cenno, e a voltarle le spalle prendendo a inoltrarsi nel bosco.
Lo seguì lungo un sentiero appena tracciato.
Per anni avevano cercato di individuare la sua tana, almeno fino a prima del processo, poi però avevano abbandonato le ricerche del luogo dove il Lupo portava le sue vittime, perchè dopo l'innesto neuro corticale avrebbe dovuto diventare una persona irreprensibile, totalmente diversa rispetto al pazzo criminale che aveva ucciso decine di uomini, donne, bambini e anziani.
Ma, pensò ancora lei seguendolo sul sentiero chiaramente illuminato dalla luna piena, bastava avere un bel po' di soldi e un amico medico compiacente per vanificare l'operazione di recupero della personalità.
E allora entrava in gioco lei.
Non ufficialmente, e sempre ben pagata da clienti discreti.
-Eccoci, siamo arrivati.- le annunciò fermandosi e riportandola alla realtà del presente.
Dinanzi a loro c'era un piccolo cottage, lui si avvicinò alla porta poi si bloccò e si voltò a guardarla:
-Come hai detto che si chiama tua nonna?-
-Non l'ho detto! Si chiama Gertrude.- rispose lei con un mezzo sorriso a cui lui rispose con una specie di ghigno:
-Gertrude, un nome adatto a una nonna.-
-Io mi chiamo Red.-aggiunse lei.
Lui aprì la porta e le fece un cenno, avanzando e accendendo una luce:
-Per il colore dei capelli, suppongo.-
No, pensò lei senza però negare o confermare le parole dell'uomo.
-E lei come si chiama, signore?-
Lui entrò in un salottino invitandola ad accomodarsi su una delle poltrone sistemate attorno un tavolino coperto da una tovaglietta di cotone bianco.
Tutto così normale...
-Wolf.-
Sorrise, stavolta sinceramente soddisfatto, era evidente che gli piaceva pensare a se stesso come al Lupo nascosto sotto un'apparente aspetto civile di Uomo per bene.
-Dunque, tua nonna vive da queste parti, sola, e tu vai a trovarla spesso. Mi chiedo come mai non ho mai visto né te né tua nonna, prima d'ora.-
Una parte di lui vorrebbe fidarsi, pensare che lei stia dicendo la verità, ma il Lupo non si sarebbe mai fidato del tutto, lei lo sapeva.
-Perchè di solito faccio la strada provinciale in bici e mi addentro solo dopo.- spiegò compita, col paniere tra le mani.
Lui fissò quel cesto in vimini con interesse, allungò una mano enorme, pelosa, una zampa:
-Posso?-
Lei mostrò titubanza, poi allungò lentamente il cesto all'uomo, che esplorò rapidamente il contenuto.
Ciò che vide dovette sconcertarlo:
-Cosa...-chiese,estraendo una foto e osservandola.
-Non ti ricordi di lei, Wolf?-
Sobbalzò alzando lo sguardo, fissandola perplesso:
-Chi...-
Poi si gettò in avanti, la toccò rapidamente sotto la tuta in cotone, non maliziosamente, ma per scovare cimici, microspie, armi, qualsiasi cosa che la collegasse a eventuali nemici.
Lei rimase immota, lasciandolo fare, sorrise al suo sconcerto:
-Non c'è nessuno oltre me, Wolf. E lei.-
Indicò la foto che lui aveva lasciato cadere per terra:
-Una delle tue ultime vittime. Tu pensavi di averla uccisa, e questo fu già un errore. Ma pensasti anche che una volta tanto non ti saresti scomodato a portarla qui per poi seppellirla come hai fatto con gli altri, nel parco regionale che circonda questo posto. La lasciasti semplicemente sul terreno, e lei fu tanto fortunata da essere trovata subito da alcuni escursionisti che si erano persi.-
Wolf tornò a sedere e la osservò attento, sicuramente nervoso ma non spaventato nè tantomeno disposto a mostrarglielo, se pure lo fosse stato.
Era nella sua tana, dopotutto, e lei era una bambina.
Sola, disarmata.
Forse pensava che fosse anche, semplicemente, pazza, magari una sua giovanissima fan.
Quando era in galera, e prima del -finto- intervento neuro corticale, aveva avuto decine e decine di ammiratrici, ma anche ammiratori.
Magari credeva davvero che lei fosse del gruppo.
Ma allora, si stava certamente chiedendo, perchè la foto di quella donna?
Glielo spiegò:
-La donna sopravvisse, ma non ebbe il coraggio di denunciarti, anche perchè lo choc riportato in seguito alle ferite le tolse gran parte della memoria.
La recuperò al tuo processo, sebbene continuasse a non voler testimoniare, e la lasciarono in pace.
Era un miracolo che fosse sopravvissuta al Lupo, e aveva già subito troppo per forzarla a mettersi in confronto con te. Ma lei aveva ricordato, e le sue gambe immobili, grazie alla ferita alla spina dorsale che le infliggesti, avrebbero continuato a darle memoria del suo incontro con te. Decise che per non impazzire aveva una sola chance, affidarsi a qualcuno che eliminasse l'abominio che tu rappresenti. E che avrebbero dovuto terminare con l'operazione di innesto. Ma pagasti il medico, lo pagasti bene con i soldi messi da parte in anni di lavoro come hacker, e lui finse di operarti. Poi tu lo uccidesti, anche se a tutti sembrò solo un incidente. Ma io ho continuato a seguire le tue tracce,Wolf, e so che sei ancora il Lupo selvatico di un tempo.-
Wolf continuava a tacere, ascoltandola, gli occhi socchiusi, un mezzo sorriso sulle labbra.
Non capiva se fosse soddisfatto delle sue intuizioni o che qualcuno lo riconoscesse ancora come il letale predatore di un tempo.
Red continuò, senza indugiare troppo in quegli interrogativi:
-Ma gli indizi del tuo ritorno ci sono.Il misterioso incidente occorso al medico da te pagato è stato il primo. L'altro misterioso incidente che ha colpito il giudice che presenziò al tuo processo condannandoti al recupero della personalità. E la scomparsa di due vagabondi. Niente di che, ma il Lupo non è stupido, no? Piccoli bocconi, prima del grande pasto. E della grande fuga.-
Sorrise, i denti bianchi e lucidi come zanne, gli occhi neri e una luce fredda in quelle pupille come se la luna si fosse trasferita nelle sue iridi scambiandole per il cielo notturno.
-Ma brava, ragazzina. E dimmi, per conto di chi ti sei infilata stupidamente nella mia tana?-
Era attento e cauto, ma era anche troppo preso da sè, troppo sicuro di riuscire a sopraffarla.
Lei sorrise di rimando:
-Per quella donna, ovviamente, e per aiutare certi miei amici investigatori che non si sono arresi al fatto di non aver trovato questo luogo. Sapevano che tu avevi amici in zona a controllare che nessuno di sospetto o troppo curioso si avvicinasse da queste parti ma tutti, tutti si fidano di una bambina. No?-
-Suppongo tu abbia ragione ma, come farai a indicare la mia tana ai tuoi amici? Per quanto bravi i tuoi amichetti non sono certo dei medium.- commentò lui continuando a sorridere, anzi leccandosi un angolo delle labbra come pregustando il momento in cui si sarebbe cibato della sua paura.
-Ho corso un rischio che di solito mi astengo dal commettere-presentarmi al cospetto della mia preda- per due motivi.- replicò calma lei.
-Per dare informazioni sulla tana ai miei amichetti, come tu li hai chiamati, e per riferirti, da parte della donna che hai visto in quella foto, che il passato può essere un veleno che uccide.-
Lui rise, alzando il capo come se ululasse alla luna, poi si alzò, piano, sovrastandola:
-Piccola, forse penserai che non ti ucciderò per non rischiare di essere colto in flagrante o per non lasciare prove compromettenti ma...-
Allungò una mano stringendogliela, piano, attorno il collo:
-Ho già una bella via di fuga pronta, ho soldi in abbondanza e luoghi dove nessuno verrà mai a cercarmi. E se qualcuno tentasse di entrare a forza, ora, qui, mi troverebbe ben preparato all'accoglienza, senza contare che senza una sola prova potrei denunciarli per aver invaso l'abitazione di un onesto cittadino.
Non rispose e lui aumentò lievemente la stretta:
-Magari sì. Magari sono proprio idioti. Dunque adesso tu...-
Si interruppe, alzando la testa come se sentisse un suono lontano.
-Cosa...-
Tremò, lasciò la presa sul suo collo e lei se lo massaggiò, alzandosi in piedi mentre lui cadeva di colpo nuovamente a sedere sul divano.
La fissò con espressione sorpresa, ansimando piano.
-Un veleno sintetico da me personalmente sviluppato in laboratorio. Spalmato su una superficie, al minimo contatto rilascia sull'epidermide la sua tossina, che entra immediatamente in circolo. In pochissimi minuti, il veleno attacca il sistema circolatorio e il cuore.-
-Ma io ti ho... Toccata... Ora...- fece lui, portandosi una mano al petto, respirando con sempre maggior fatica.
Annuì chinandosi su di lui:
-Il veleno, una volta assorbito dalla pelle, sparisce dalla superficie epidermica e non ha più effetto per l'esterno. Bene, ti dico addio, mio caro. Devo proprio andare, ora.-
Lui fece per allungare una mano, ma una smorfia orribile gli storse i lineamente, si inarcò e, subito dopo, ricadde immobile.
Lei controllò che non respirasse più, né che si sentisse il battito cardiaco, annuì quindi prese il minuscolo telefono portatile nascosto nel mantello.
Chiamò gli amici e disse loro che avrebbe mandato loro via Rete le coordinate per raggiungere la tana e il Lupo.
Quindi uscì dal cottage, restando qualche secondo a guardare il cielo e la luna, piena, fulgida.
La sua cliente sarebbe stata contenta, per quanto potesse esserlo paralitica e sfregiata dalle cicatrici che Wolf le aveva lasciato a ricordo del loro pessimo incontro.
Si disse che lui si era fatto prendere dalla bramosia di ucciderla, altrimenti sarebbe stato più cauto.
E non l'aveva forse avvertito?
Il passato è un veleno che uccide.
Ed era stato proprio così, no?
FINE






























Io sto coi lupi mannari.

Sono sempre stata propensa a cercare di capire come funzioni una cosa, compreso un essere umano, o una qualsiasi altra entità biologica.
Non arrivo a squartare qualcuno o qualcosa solo per scoprire i meccanismi che muovono il corpo e permettono alla mente di esplorare il mondo all'intorno.
Mi limito a leggere pubblicazioni apposite e a colmare le lacune dovute a poco approfonditi studi guardando documentari o parlando con amici più esperti in materia di me.
Quando ho finito di leggere Twiligth e compagnia bella, la domanda sortami spontanea è stata: come possono i vampiri fare sesso? Parte del loro ambiguo fascino è composto dalla loro natura di non morti che non respirano e non hanno bisogno di mangiare o bere,se non sangue, il che se ne deduce che non avrebbero nemmeno bisogno di attaccarsi al collo di giovani donzelle o ignari, solitari passanti. E se il loro cuore non batte, come può il loro sangue alimentare il meccanismo idraulico che consente a un uomo di compiere l'atto sessuale con il suo membro virile?
E come possono PROCREARE? Cioè, il loro sperma sarà bell'e congelato, no?
Cosa ti nasce, da un unione con un tipo così-sempre che gli riesca di farlo addrizzare...-se non uno stoccafisso surgelato?
Sarà una strategia per alimentare la cerchia di fan istupiditi da queste pubblicazioni disgustosamente romantiche???