Sono sola, in casa, quindi i rumori che da qualche minuto sento dall'altra parte della zona in cui mi trovo dovrebbero essere frutto di qualche attività esterna alla mia abitazione, visto che abito in un condominio dove le persone parlano con un minimo di dieci decibel a parola e dove anche a notte fonda si intrallazza e si commentano le varie DeFilippi e co., insomma, un po' di rumore è la norma, no? Però, seduta davanti il computer, mi sento stranamente avvinta da una subitanea e strana ansia. Sono sola, dicevo, perchè il mio lui è al lavoro, turno di notte. A parte i pesci di mia cognata che ospito e che sguazzano quieti nella loro vaschetta in attesa del ritorno dei padroni, con me non c'è nessuno. Credo. Spero.
Do' le spalle alla porta quindi mi è difficile ignorare il pizzico che avverto nella nuca e che sembra dirmi che in effetti qualcuno c'è. Qualcuno, o qualcosa. Va be', vado a fare un giro di controllo. Dopotutto casa mia è grande la bellezza di 54 metri quadri, quasi tutti occupati da una mega libreria e dal mobile coi cd e le diapositive mie e di mio marito. Anche se dovesse essere entrato un folletto, sarebbe facile trovarlo in un luogo dai confini così ben delimitati.
Ma non c'è nessun folletto, sebbene i pesci nella vasca, al mio passaggio, ammutoliscano fermandosi di botto come se nascondessero un qualche segreto. Acqua in bocca! La mia mente mi sussurra: ma che cavolo vai dicendo e pensando? Come fanno ad ammutolire i pesci che non parlano? E che ne sai, tu, eccellentissima, replico rivolta alla mia mente, che tace, forse emettendo persino un sospiro di rassegnazione. L'esplorazione continua. Bagno, cucina, corridoio, camera da letto. Niente. Allora, contenta, fa' lei mentre torno davanti il computer per continuare la mia sessione di scrittura.
Non c'è nessuno, sei al sicuro nella tua casetta, perciò non inventarti altre scuse e continua a fare il tuo lavoro!
Signors', signora, ghigno di rimando dentro di me, allungando le mani sulla tastiera mentre il mio sguardo si posa sulla pagina word che avevo aperto prima.
E il mio lieve sorriso si gela, le mani si chiudono e il cuore mi balza con un tonfo nel petto, quasi a voler fuggire dalla gabbia toracica.
Sullo schermo, a parte le ultime parole che ho scritto, compare un messaggio in maiuscolo:
La prossima volta mi mostrerò, anche se non credo ti piacerà molto ciò che vedrai.
Chiedo alla mia mente se è stata lei, se magari non volesse farmi uno scherzo.
Ma lei non risponde, si è rifugiata in qualche anfratto a nascondere la sua beltà alla belva assetata di sangue di nome Paura.
E verrebbe anche a me voglia di nascondermi.
Solo che non ho un posto dove andare.
Tranne forse... La vasca dei pesci?
mercoledì 29 luglio 2009
venerdì 24 luglio 2009
Una storia
4
Kairon aveva osservato attentamente il Bacile del sogno, la sera prima. Erano un paio di mesi che il Bacile mostrava immagini confuse e lui sapeva che quando faceva così, voleva dire che presto sarebbe arrivata una Visione.
E la Visione puntualmente era arrivata. Un coacervo di immagini, prima un uomo alto e snello con lunghi capelli color neve, intento a passare a un altro uomo, grasso e nervoso ma anche vagamente soddisfatto, uno di quegli oggetti che venivano chiamati Occhi e che era quanto restava di un Fiera quando veniva uccisa. L'oggetto, grande quanto un uovo e di un traslucido color vinaccia, fu preso in consegna dall'uomo grasso mentre l'altro si allontanava osservato da tutti quelli che incrociava sulla strada percorsa. Sembrava stesse dirigendosi a sud.
Da lui?
L'immagine susseguente aveva mostrato un altro giovane uomo con una chioma di capelli rossi e occhi castani dall'espressione ardente, intento a camminare attraverso un bosco. L'uomo si era fermato solo una volta, durante la notte, accendendo un fuoco e osservando alla luce guizzante delle fiamme una carta runa.
Kairon non ne era sicuro, ma se le Visioni erano una conseguenza di quell'antica profezia, allora...
Un sordo bussare alla porta lo fece sobbalzare.
Pensando alle immagini del Bacile, lasciò da parte la pergamena che stava studiando e si alzò trepidante, per raggiungere l'uscio.
Bussarono ancora e lui sorrise:
"Un momento, arrivo!"
Stava per posare la mano sul blocco scorrevole che chiudeva la porta, in legno di quercia come si addiceva a qualunque oggetto atto alla difesa magica, quando avvertì una corrente gelida, come se da sotto il battente fosse scorsa una folata di vento proveniente dai monti a nord.
Capì di essersi sbagliato e arretrò in preda al panico, ma nello stesso momento un urto spaventoso spalancò la porta facendolo cadere riverso all'indietro.
Si era sbagliato!
Vecchio stolto, non sapeva più nemmeno leggere i Segni...
Doveva capire che loro non avrebbero emanato un tale gelo...
Qualcuno avanzò a passi tranquilli e pesanti nella stanza, prendendo poi Kairon per il colletto della sua casacca consunta.
Il vecchio veggente si trovò a fornteggiare un volto magro, brunito, sormontato da una folta chioma nera.
Gli occhi dell'uomo erano neri anch'essi e parevano stelle morte di un universo alieno.
"Tu sei il veggente. Non sapevi che stavo arrivando?"
La voce era bassa, monocorde.
Kairon si trovò seduto di forza su uno scranno mentre l'uomo sedeva a sua volta, ostentando un atteggiamento amichevole che mal si confaceva allo sguardo gelido di quegli occhi.
"Non sempre sono in grado di scrutare nel futuro." rispose il vecchio cercando di non manifestare più di tanto il suo terrore.
Ora capiva chi aveva di fronte.
Quello non era un uomo, se non come manifestazione fisica di un qualcosa di più antico e decisamente temibile.
L'ospite, inatteso e non voluto, sorrise, con un effetto che provocò un altro brivido lungo la schiena del veggente.
Si chinò verso il vecchio:
"Ascolta attentamente. Dharma, l'oracolo meridionale, ha rifiutato di vaticinare per me prima di fuggire dalla catapecchia nel bosco dove viveva. Io devo assolutamente sapere alcune cose, e solo lei può rispondermi. Dimmi dove posso trovarla, dunque. So che lei è una tua amica."
Sì, lei era un'amica, pensò Kairon, e anche se avesse saputo dove si fosse nascosta di certo non l'avrebbe detto a lui.
Il terribile essere che gli sedeva di fronte lesse la sua decisione ancor prima che il veggente pronunciasse una sola parola, e continuando a sorridere allungò di scatto una mano senza però toccare il corpo dell'altro uomo.
Kairon sobbalzò poi urlò, sentendo una fitta nel petto, come se mille aghi di ghiaccio gli stessero scavando dentro.
Si accasciò sullo scranno mentre lo socnosciuto lo sovrastava quieto:
"So che è difficile crederlo, vecchio, ma persino per un rottame come te può essere dolce la vita. E se non vuoi che io vi ponga fine in modo assai doloroso, dimmi dove posso trovare la veggente."
Kairon si raddrizzò, ben sapendo di avere un'unica opportunità.
Se anche avesse detto qualcosa che avrebbe potuto interessare quella creatura malefica, lui lo avrebbe ucciso comunque. E a parte che sì, ci teneva a restare vivo nonostante l'età avanzata, doveva portare a termine un compito e non avrebbe perso la sua unica opportunità di salvezza.
Così guardòlo sconosciuto e sorrise, torvo:
"Forse lo so, forse no. Vediamo se riesci a farmi parlare."
L'essere lo fissò con una strane espressione negli occhi.
Era sorpreso?
Kairon sorrise ancora, compiaciuto, ma la sua allegria ebbe vita breve.
Il dolore tornò, più forte, e lui tantolò cadendo sul pavimento, sperando che il Bacile avesse detto il vero e quei due stessero sul serio arrivando.
Kairon aveva osservato attentamente il Bacile del sogno, la sera prima. Erano un paio di mesi che il Bacile mostrava immagini confuse e lui sapeva che quando faceva così, voleva dire che presto sarebbe arrivata una Visione.
E la Visione puntualmente era arrivata. Un coacervo di immagini, prima un uomo alto e snello con lunghi capelli color neve, intento a passare a un altro uomo, grasso e nervoso ma anche vagamente soddisfatto, uno di quegli oggetti che venivano chiamati Occhi e che era quanto restava di un Fiera quando veniva uccisa. L'oggetto, grande quanto un uovo e di un traslucido color vinaccia, fu preso in consegna dall'uomo grasso mentre l'altro si allontanava osservato da tutti quelli che incrociava sulla strada percorsa. Sembrava stesse dirigendosi a sud.
Da lui?
L'immagine susseguente aveva mostrato un altro giovane uomo con una chioma di capelli rossi e occhi castani dall'espressione ardente, intento a camminare attraverso un bosco. L'uomo si era fermato solo una volta, durante la notte, accendendo un fuoco e osservando alla luce guizzante delle fiamme una carta runa.
Kairon non ne era sicuro, ma se le Visioni erano una conseguenza di quell'antica profezia, allora...
Un sordo bussare alla porta lo fece sobbalzare.
Pensando alle immagini del Bacile, lasciò da parte la pergamena che stava studiando e si alzò trepidante, per raggiungere l'uscio.
Bussarono ancora e lui sorrise:
"Un momento, arrivo!"
Stava per posare la mano sul blocco scorrevole che chiudeva la porta, in legno di quercia come si addiceva a qualunque oggetto atto alla difesa magica, quando avvertì una corrente gelida, come se da sotto il battente fosse scorsa una folata di vento proveniente dai monti a nord.
Capì di essersi sbagliato e arretrò in preda al panico, ma nello stesso momento un urto spaventoso spalancò la porta facendolo cadere riverso all'indietro.
Si era sbagliato!
Vecchio stolto, non sapeva più nemmeno leggere i Segni...
Doveva capire che loro non avrebbero emanato un tale gelo...
Qualcuno avanzò a passi tranquilli e pesanti nella stanza, prendendo poi Kairon per il colletto della sua casacca consunta.
Il vecchio veggente si trovò a fornteggiare un volto magro, brunito, sormontato da una folta chioma nera.
Gli occhi dell'uomo erano neri anch'essi e parevano stelle morte di un universo alieno.
"Tu sei il veggente. Non sapevi che stavo arrivando?"
La voce era bassa, monocorde.
Kairon si trovò seduto di forza su uno scranno mentre l'uomo sedeva a sua volta, ostentando un atteggiamento amichevole che mal si confaceva allo sguardo gelido di quegli occhi.
"Non sempre sono in grado di scrutare nel futuro." rispose il vecchio cercando di non manifestare più di tanto il suo terrore.
Ora capiva chi aveva di fronte.
Quello non era un uomo, se non come manifestazione fisica di un qualcosa di più antico e decisamente temibile.
L'ospite, inatteso e non voluto, sorrise, con un effetto che provocò un altro brivido lungo la schiena del veggente.
Si chinò verso il vecchio:
"Ascolta attentamente. Dharma, l'oracolo meridionale, ha rifiutato di vaticinare per me prima di fuggire dalla catapecchia nel bosco dove viveva. Io devo assolutamente sapere alcune cose, e solo lei può rispondermi. Dimmi dove posso trovarla, dunque. So che lei è una tua amica."
Sì, lei era un'amica, pensò Kairon, e anche se avesse saputo dove si fosse nascosta di certo non l'avrebbe detto a lui.
Il terribile essere che gli sedeva di fronte lesse la sua decisione ancor prima che il veggente pronunciasse una sola parola, e continuando a sorridere allungò di scatto una mano senza però toccare il corpo dell'altro uomo.
Kairon sobbalzò poi urlò, sentendo una fitta nel petto, come se mille aghi di ghiaccio gli stessero scavando dentro.
Si accasciò sullo scranno mentre lo socnosciuto lo sovrastava quieto:
"So che è difficile crederlo, vecchio, ma persino per un rottame come te può essere dolce la vita. E se non vuoi che io vi ponga fine in modo assai doloroso, dimmi dove posso trovare la veggente."
Kairon si raddrizzò, ben sapendo di avere un'unica opportunità.
Se anche avesse detto qualcosa che avrebbe potuto interessare quella creatura malefica, lui lo avrebbe ucciso comunque. E a parte che sì, ci teneva a restare vivo nonostante l'età avanzata, doveva portare a termine un compito e non avrebbe perso la sua unica opportunità di salvezza.
Così guardòlo sconosciuto e sorrise, torvo:
"Forse lo so, forse no. Vediamo se riesci a farmi parlare."
L'essere lo fissò con una strane espressione negli occhi.
Era sorpreso?
Kairon sorrise ancora, compiaciuto, ma la sua allegria ebbe vita breve.
Il dolore tornò, più forte, e lui tantolò cadendo sul pavimento, sperando che il Bacile avesse detto il vero e quei due stessero sul serio arrivando.
I ching
Un tempo si utilizzavano gambi di millefoglie, ora per fortuna abbiamo le monetine... Sono una patita di questo antico oracolo cinese. Io, che sono una miscredente di natura, il cui acronimo di DNA sta per diligentemente e naturalmente atea, mi appassiono a un oracolo. Forse è la parte antica del mio cervello che reclama attenzioni, che vuole dia soddisfazione anche a quel nucleo emotivo irrazionale e illogico, ma tanto creativo...
Così, prendo le monetine, le lancio, dopo essermi concentrata sulla domanda.
Le lascio atterrare sul pavimento, il sonoro tintinnio metallico si ferma e segno la prima linea. E poi la seconda, e la terza, e alla fine ho un esagramma.
Linee intere, spezzate, linee fisse e che mutano. Linee che celano un disegno nel mio destino, un consiglio divino, il nero e il bianco della vita...
Il responso è stato positivo, ma a ben vedere nell'i ching non esistono condizioni posi o nega. Esistono solo consigli, indicazioni. Il vero Maestro non ti accompagna oltre la soglia, lascia che tu segua da solo la tua strada.
Così, prendo le monetine, le lancio, dopo essermi concentrata sulla domanda.
Le lascio atterrare sul pavimento, il sonoro tintinnio metallico si ferma e segno la prima linea. E poi la seconda, e la terza, e alla fine ho un esagramma.
Linee intere, spezzate, linee fisse e che mutano. Linee che celano un disegno nel mio destino, un consiglio divino, il nero e il bianco della vita...
Il responso è stato positivo, ma a ben vedere nell'i ching non esistono condizioni posi o nega. Esistono solo consigli, indicazioni. Il vero Maestro non ti accompagna oltre la soglia, lascia che tu segua da solo la tua strada.
giovedì 23 luglio 2009
Una storia
3
La taverna era situata ai margini di un bosco piuttosto folto.
Quella notte aveva sognato ancora una volta la bellissima sconosciuta che lo irretiva chiamandolo verso sud,così quando sollevò lo sguardo dal suo piatto di carne fredda sentendosi osservato e incrociò lo sguardo di due bellissimi occhi color ambra, rimase immobile pensando di stare ancora sognando.
La donna gli rivolse uno sguardo come a chiedergli cosa ci facesse ancora lì, poi posò qualcosa su un tavolo poco distante da quello dove era seduto Alex.
Lui si alzò, intenzionato a chiedere spiegazioni alla donna, ma quella si voltò e in pochi secondi era sparita alla vista.
Lui abbassò lo sguardo sul tavolo dove lei si era trovata poco prima e notò una carta, una di quelle chiamate carte rune, con un disegno elaborato a impreziosirne la facciata interna.
Il disegno rappresentava un vortice color argento.
Perplesso, Alex osservò quel disegno cercando di capire perchè gli paresse così familiare, poi scosse il capo.
Sapeva a chi porre domande su quella carta runa, e forse la persona a cui stava pensando sapeva anche della donna che gliela aveva lasciata...
Così infilò la carta in tasca e si diresse ancora una volta verso sud, ignorando i richiami del locanidere alle sue spalle.
CONTINUA
La taverna era situata ai margini di un bosco piuttosto folto.
Quella notte aveva sognato ancora una volta la bellissima sconosciuta che lo irretiva chiamandolo verso sud,così quando sollevò lo sguardo dal suo piatto di carne fredda sentendosi osservato e incrociò lo sguardo di due bellissimi occhi color ambra, rimase immobile pensando di stare ancora sognando.
La donna gli rivolse uno sguardo come a chiedergli cosa ci facesse ancora lì, poi posò qualcosa su un tavolo poco distante da quello dove era seduto Alex.
Lui si alzò, intenzionato a chiedere spiegazioni alla donna, ma quella si voltò e in pochi secondi era sparita alla vista.
Lui abbassò lo sguardo sul tavolo dove lei si era trovata poco prima e notò una carta, una di quelle chiamate carte rune, con un disegno elaborato a impreziosirne la facciata interna.
Il disegno rappresentava un vortice color argento.
Perplesso, Alex osservò quel disegno cercando di capire perchè gli paresse così familiare, poi scosse il capo.
Sapeva a chi porre domande su quella carta runa, e forse la persona a cui stava pensando sapeva anche della donna che gliela aveva lasciata...
Così infilò la carta in tasca e si diresse ancora una volta verso sud, ignorando i richiami del locanidere alle sue spalle.
CONTINUA
mercoledì 22 luglio 2009
Una storia
"Signore." Il locandiere aveva una voce profonda tanto che, anche appena sussurrato, il suo incipit zittì per la seconda volta i clienti che si voltarono a guardare la scena.
"Un pasto caldo, un boccale di birra e una pagnotta. E' questo che servite, no?" fece Ryan calmo.
Il locandiere scambiò un'occhiata con sua moglie che scosse il capo in un cenno negativo, al sicuro dietro il bancone.
L'uomo si torse le mani ma mise da parte il suo terrore e disse, manifestando una sicurezza che non provava:
"Signore, devo chiederle di andare via. Qui... tipi come lei non sono graditi."
Ryan sollevò gli occhi grigio ghiaccio sull'uomo, sorrse facendolo arretrare di un passo quindi replicò:
"So che ultimamente qui vicino e in zone limitrofe si sono verificati attacchi a persone intente nelle loro pacifiche attività quotidiane. So che è difficile crederlo ma non sono stato io. Comunque, a parte questo, la periferia del vostro villaggio è circondata da Fiere. Io sono un Cacciatore. In cambio di una giornata ospite della vostra deliziosa locanda, vi libererò di quelle bestiacce. Anche se non sono sicuro che poi non ne arriveranno altre."
Il locandiere tacque, assimilando le infromazioni. Sua moglie lo fissava torva, quasi sfidandolo ad accettare la proposta di un demone...
I clienti attendevano col fiato sospeso.
«Ehm, ecco..."
Il locandiere pensò alle belve per cui non gli era più possibile rifornirsi di merci da un po' di tempo.
La dispensa era quasi vuiota e forse quel tizio era anche un demone, ma se l'avesse liberato da quelle bestiacce....
"Ci sto. Liberami dalle Fiere e io ti offro cena e pernottamento."
"Ti porterò uno dei loro Occhi per testimoniare la mia impresa." asserì Ryan prima di stringere, anche se con irluttanza, la mano dell'altro uomo a concordare il patto.
Il locandiere fu accolto dall'occhiata truce della moglie ma per una volta fece valere i suoi diritti di maschio della casa e ordinò a uno degli inservienti di portare un completo all'ospite appena arrivato.
I clienti, vista la relativa tranquillità del padrone di casa, ripresero a mangiare e a bere, anche se sovente lanciavano occhiate in tralice all'uomo, o demone che fosse, seduto in silenzio.
Alcuni notarono le due grosse pistole allacciate ai suoi fianchi,cosa che non contribuì a rendere più simpatico il tizio.
Ma se davvero avesse liberato la periferia dalle Fiere...
CONTINUA
"Un pasto caldo, un boccale di birra e una pagnotta. E' questo che servite, no?" fece Ryan calmo.
Il locandiere scambiò un'occhiata con sua moglie che scosse il capo in un cenno negativo, al sicuro dietro il bancone.
L'uomo si torse le mani ma mise da parte il suo terrore e disse, manifestando una sicurezza che non provava:
"Signore, devo chiederle di andare via. Qui... tipi come lei non sono graditi."
Ryan sollevò gli occhi grigio ghiaccio sull'uomo, sorrse facendolo arretrare di un passo quindi replicò:
"So che ultimamente qui vicino e in zone limitrofe si sono verificati attacchi a persone intente nelle loro pacifiche attività quotidiane. So che è difficile crederlo ma non sono stato io. Comunque, a parte questo, la periferia del vostro villaggio è circondata da Fiere. Io sono un Cacciatore. In cambio di una giornata ospite della vostra deliziosa locanda, vi libererò di quelle bestiacce. Anche se non sono sicuro che poi non ne arriveranno altre."
Il locandiere tacque, assimilando le infromazioni. Sua moglie lo fissava torva, quasi sfidandolo ad accettare la proposta di un demone...
I clienti attendevano col fiato sospeso.
«Ehm, ecco..."
Il locandiere pensò alle belve per cui non gli era più possibile rifornirsi di merci da un po' di tempo.
La dispensa era quasi vuiota e forse quel tizio era anche un demone, ma se l'avesse liberato da quelle bestiacce....
"Ci sto. Liberami dalle Fiere e io ti offro cena e pernottamento."
"Ti porterò uno dei loro Occhi per testimoniare la mia impresa." asserì Ryan prima di stringere, anche se con irluttanza, la mano dell'altro uomo a concordare il patto.
Il locandiere fu accolto dall'occhiata truce della moglie ma per una volta fece valere i suoi diritti di maschio della casa e ordinò a uno degli inservienti di portare un completo all'ospite appena arrivato.
I clienti, vista la relativa tranquillità del padrone di casa, ripresero a mangiare e a bere, anche se sovente lanciavano occhiate in tralice all'uomo, o demone che fosse, seduto in silenzio.
Alcuni notarono le due grosse pistole allacciate ai suoi fianchi,cosa che non contribuì a rendere più simpatico il tizio.
Ma se davvero avesse liberato la periferia dalle Fiere...
CONTINUA
venerdì 17 luglio 2009
Una storia
2°
"Avete visto? Ha i capelli color argento. E' un demone..."
Le voci si levavano dietro di lui come la marea, voci di donne e uomini che non avevano il coraggio di dirgli in faccia di sparire dal loro paesucolo montano.
Aveva accumulato tanto disprezzo dagli esseri umani che avesse potuto rivenderlo, sarebbe stato ricco.
Sorrise lieve avanzando sulla strada, ignorando i borbottii, le occhiate truci, quelle curiose dei bambini.
Arrivò a una locanda, dentro stavano cominciando a servire minestra calda e pane appena sfornato.
Come sempre, il suo arrivo fu notato e tutti, per un momento, si immobilizzarono negli atti in cui erano impegnati.
Chi con una forchetta tra le mani, chi intento a mescere o bere vino e acqua.
Il locandiere e quella che doveva essere sua moglie rimasero immobili per qualche secondo dietro il bancone da cui affaccendati ragazzi prelevavano piatti di pietanze e boccali colmi di liquidi vari.
Ryan sedette, chinando appena il capo, gli occhi azzurri socchiusi.
Quando il locandiere, facendo mostra di coraggio inusitato, gli si avvicinò, lui ordinò il piatto del giorno...
CONTINUA...
"Avete visto? Ha i capelli color argento. E' un demone..."
Le voci si levavano dietro di lui come la marea, voci di donne e uomini che non avevano il coraggio di dirgli in faccia di sparire dal loro paesucolo montano.
Aveva accumulato tanto disprezzo dagli esseri umani che avesse potuto rivenderlo, sarebbe stato ricco.
Sorrise lieve avanzando sulla strada, ignorando i borbottii, le occhiate truci, quelle curiose dei bambini.
Arrivò a una locanda, dentro stavano cominciando a servire minestra calda e pane appena sfornato.
Come sempre, il suo arrivo fu notato e tutti, per un momento, si immobilizzarono negli atti in cui erano impegnati.
Chi con una forchetta tra le mani, chi intento a mescere o bere vino e acqua.
Il locandiere e quella che doveva essere sua moglie rimasero immobili per qualche secondo dietro il bancone da cui affaccendati ragazzi prelevavano piatti di pietanze e boccali colmi di liquidi vari.
Ryan sedette, chinando appena il capo, gli occhi azzurri socchiusi.
Quando il locandiere, facendo mostra di coraggio inusitato, gli si avvicinò, lui ordinò il piatto del giorno...
CONTINUA...
Presentazione
Ma come, prima l'incipit di un racconto e poi la presentazione?
Sì, perchè?
Comunque, a chiunque voglia scorrere queste pagine, questo blog mi serve sia da base per i miei racconti che per accogliere eventuali critiche e suggerimenti, o argomenti di discussioni.
Per esempio, perchè l'Uomo è così ossessionato dall'idea di un qualche essere superiore che dovrebbe governarne e dirigerne l'esistenza?
Alla prossima.
Sì, perchè?
Comunque, a chiunque voglia scorrere queste pagine, questo blog mi serve sia da base per i miei racconti che per accogliere eventuali critiche e suggerimenti, o argomenti di discussioni.
Per esempio, perchè l'Uomo è così ossessionato dall'idea di un qualche essere superiore che dovrebbe governarne e dirigerne l'esistenza?
Alla prossima.
Una storia
1°
Non sapeva più se fosse giusto.
Un anno di cammino verso sud non lo aveva stancato fisicamente, ma annoiato, questo sì.
Nemmeno la caccia alle Fiere poteva sollevarlo dal tedio che lo consumava.
Aveva bisogno di azione, di avventura, di mostrare le sue capacità,di conquistare una donna...
Aveva bisogno di un nemico che desse onore alla sua esistenza.
Se n'era lasciato uno alle spalle, sconfitto, ma invece di rimanere al villaggio a godersi i meritati complimenti e l'amore delle fanciulle, si era messo in viaggio.
Al seguito di una chimera, di una voce nel sogno.
Aveva sognato una donna alta ed esile, con lunghi capelli ricci e occhi color ambra.
Indossava una tunica bianca e sandali di cuoio.
Era seduta sotto un enorme albero e non appena lo aveva visto gli aveva detto di partire.
"Vieni a sud, nelle Terre meridionali."
E lui, impulsivo come sempre, era partito.
Ora si fermò sotto un albero dalle foglie secche, il freddo dell'autunno sembrava voler gelare l'intero mondo e il terreno, la mattina presto, crocchiava per lo strato di ghiaccio che vi si depositava.
Con una smorfia, Alex riprese il cammino, inoltrandosi nel bosco che aveva di fronte, sperando di incontrare almeno qualche Lupo Scuro prima di cena.
2°
Non sapeva più se fosse giusto.
Un anno di cammino verso sud non lo aveva stancato fisicamente, ma annoiato, questo sì.
Nemmeno la caccia alle Fiere poteva sollevarlo dal tedio che lo consumava.
Aveva bisogno di azione, di avventura, di mostrare le sue capacità,di conquistare una donna...
Aveva bisogno di un nemico che desse onore alla sua esistenza.
Se n'era lasciato uno alle spalle, sconfitto, ma invece di rimanere al villaggio a godersi i meritati complimenti e l'amore delle fanciulle, si era messo in viaggio.
Al seguito di una chimera, di una voce nel sogno.
Aveva sognato una donna alta ed esile, con lunghi capelli ricci e occhi color ambra.
Indossava una tunica bianca e sandali di cuoio.
Era seduta sotto un enorme albero e non appena lo aveva visto gli aveva detto di partire.
"Vieni a sud, nelle Terre meridionali."
E lui, impulsivo come sempre, era partito.
Ora si fermò sotto un albero dalle foglie secche, il freddo dell'autunno sembrava voler gelare l'intero mondo e il terreno, la mattina presto, crocchiava per lo strato di ghiaccio che vi si depositava.
Con una smorfia, Alex riprese il cammino, inoltrandosi nel bosco che aveva di fronte, sperando di incontrare almeno qualche Lupo Scuro prima di cena.
2°
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
