mercoledì 29 luglio 2009

Gli scherzi dell'immaginazione

Sono sola, in casa, quindi i rumori che da qualche minuto sento dall'altra parte della zona in cui mi trovo dovrebbero essere frutto di qualche attività esterna alla mia abitazione, visto che abito in un condominio dove le persone parlano con un minimo di dieci decibel a parola e dove anche a notte fonda si intrallazza e si commentano le varie DeFilippi e co., insomma, un po' di rumore è la norma, no? Però, seduta davanti il computer, mi sento stranamente avvinta da una subitanea e strana ansia. Sono sola, dicevo, perchè il mio lui è al lavoro, turno di notte. A parte i pesci di mia cognata che ospito e che sguazzano quieti nella loro vaschetta in attesa del ritorno dei padroni, con me non c'è nessuno. Credo. Spero.
Do' le spalle alla porta quindi mi è difficile ignorare il pizzico che avverto nella nuca e che sembra dirmi che in effetti qualcuno c'è. Qualcuno, o qualcosa. Va be', vado a fare un giro di controllo. Dopotutto casa mia è grande la bellezza di 54 metri quadri, quasi tutti occupati da una mega libreria e dal mobile coi cd e le diapositive mie e di mio marito. Anche se dovesse essere entrato un folletto, sarebbe facile trovarlo in un luogo dai confini così ben delimitati.
Ma non c'è nessun folletto, sebbene i pesci nella vasca, al mio passaggio, ammutoliscano fermandosi di botto come se nascondessero un qualche segreto. Acqua in bocca! La mia mente mi sussurra: ma che cavolo vai dicendo e pensando? Come fanno ad ammutolire i pesci che non parlano? E che ne sai, tu, eccellentissima, replico rivolta alla mia mente, che tace, forse emettendo persino un sospiro di rassegnazione. L'esplorazione continua. Bagno, cucina, corridoio, camera da letto. Niente. Allora, contenta, fa' lei mentre torno davanti il computer per continuare la mia sessione di scrittura.
Non c'è nessuno, sei al sicuro nella tua casetta, perciò non inventarti altre scuse e continua a fare il tuo lavoro!
Signors', signora, ghigno di rimando dentro di me, allungando le mani sulla tastiera mentre il mio sguardo si posa sulla pagina word che avevo aperto prima.
E il mio lieve sorriso si gela, le mani si chiudono e il cuore mi balza con un tonfo nel petto, quasi a voler fuggire dalla gabbia toracica.
Sullo schermo, a parte le ultime parole che ho scritto, compare un messaggio in maiuscolo:
La prossima volta mi mostrerò, anche se non credo ti piacerà molto ciò che vedrai.
Chiedo alla mia mente se è stata lei, se magari non volesse farmi uno scherzo.
Ma lei non risponde, si è rifugiata in qualche anfratto a nascondere la sua beltà alla belva assetata di sangue di nome Paura.
E verrebbe anche a me voglia di nascondermi.
Solo che non ho un posto dove andare.
Tranne forse... La vasca dei pesci?




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