sabato 28 agosto 2010

Sogno

No,per stanotte non sparo nessuno.
Mi limito a dormire e a sognare, con la sicurezza che i veri amici comprenderanno le mie rappresentazioni oniriche e non mi giudicheranno per esse.
Good dream!

Elaison

E' un lavoro come un altro.
Anzi,meglio di molti altri.
Vista la situazione sociale sempre più in bilico verso il Grande Abisso, lavorare per conto del Signore non solo paga bene, ma appaga anche.
Mi sento decisamente meglio quando imbraccio il fucile, scruto nel mirino e il mondo si riduce al mio bersaglio.
Prego sempre, prima di premere il grilletto.
Non per l'anima del morituro, ma per la mia.
Il Signore non tiene particolarmente a riti e quisquilie simili ma io sono stato cresciuto come si deve, e a certe cose non rinuncio.
L'antico cantilenare della mia bisnonna mi risuona ancora nella mente.
Kirye, elaison.
Signore, pietà.
Abbi pietà per il tuo figlio costretto a macchiarsi del sangue di questa feccia, di questo marciume ancora in grado di parlare e respirare-non per molto- ancora in grado di danneggiare quel poco di buono che è rimasto al mondo.
Salva la mia anima per aver posato lo sguardo su queste pustole del mondo, sulle loro carni flaccide, i loro occhi lubrici, le labbra tese in un ghigno perpetuo.
Salva il mio corpo dal desiderio di raggiungerli e farli a pezzi e respirare il loro sangue sulle mie mani.
Kyrie, elaison.
Forse, e dico FORSE, il mio profondo disprezzo è generato dal fatto che non sono mai stato accettato, che la mia mutazione faceva orrore a quegli sciocchi ignoranti e superstiziosi, e che venivo picchiato e deriso perchè la paura genera scherno più velocemente di quanto generi timore verso il Signore.
No, loro non temono il Signore più di un insetto in procinto di essere schiacciato da un nemico che non vede.
E io non chiamo la mia operazione vendetta, men che meno giustizia.
Forse se dopo essere andato via da casa fossi stato accolto nella comunità ora non mi importerebbe di portare un po' di equilibrio tra l'entropia generata dalle azioni criminose di questi individui e la sempre più fragile tregua che consente al Mondo di esistere ancora.
Ma sono rimasto Fuori, costretto a cibarmi di vermi e cibo guasto, al freddo di inverno e sotto il sole cocente d'estate, ignorato od odiato ma mai, mai, mai amato.
Fino a quando non ho conosciuto il Signore e il suo sguardo puro mi ha incatenato alla sua Anima.
E ora spiego le ali, premo lentamente il grilletto, l'occhio che vede solo il bersaglio, solo la testa di questo ragazzo che ride sguaiato mentre sotto di lui la bambina si dimena ancora.
Kyrie.
Elaison.






































domenica 22 agosto 2010

Co(S)mic

Non è facile per me accettare il nuovo stato delle cose.
Che la sfiga accompagni le mie ultime missioni pare quasi una regola scritta tra le stelle del cielo.
Prima, la fallita sortita a Net.5, il pianeta dei nerd, dove sono riuscito a portare l'unico virus bio informatico capace di abbattere le super difese dei bio informatici locali.
Cinquemila crediti di multa, metà del mio fondo pensione.
Poi, il quasi tentato e involontario omicidio dell'ambasciatore Usuliano, in visita su Terra Vera 3.
Il mio compito quel giorno consisteva nel prelevare l'amba dall'astroporto, condurlo in città alla sede diplomatica e poi cena in uno dei più esclusivi ristoranti di T.V.3.
Tutto bene, fino al momento del pasto serale, quando mi sono ricordato che tutti i ristoranti più esclusivi di T.V.3 sono gestiti da personale neutro tranne uno, il più imponente, a cui non è consentito l'ingresso agli usuliani perchè considerati una leccornia dagli alieni titolari dell'esercizio commerciale.
Ovviamente, è lì che ho condotto il mio ospite, con quali conseguenze quasi fatali potete immaginare.
Infine,l'ultima missione, non solo in ordine di tempo ma anche di gestione, visto che sono in attesa di licenziamento.
Questo è stato il capolavoro della sfortuna più nera.
Come si può conoscere la donna della tua vita su un pianeta misconosciuto e poi scoprire che è la persona che sei stato mandato a uccidere?
Era così dolce, così bella, così anche spietatamente letale nei confronti degli oppositori politici del pianeta...
Per un po' mi divertii con lei a torturare i prigionieri,poi recuperai il mio aplomb professionale e la uccisi secondo contratto.
La cosa che andò storta riguarda lo smaltimento del corpo.
Non potendo lasciare il cadavere in bella vista permettendo ai dittatori locali di farne l'immagine della martire perfetta, dovetti portare il corpo nello sminuzzatore quantico.
Solo che a fine operazione mi sono scordato di scollegare il sistema dal corpus bio informatico principale.
Così l'intera struttura sociale è finita in un buco quantico e solo io sono riuscito a salvarmi, grazie ai riflessi pronti e alla chiara visione di quanto stava per accadere.
Insomma, ora sono qui, nella più sicura prigione orbitale del mio mondo, in attesa di giudizio.
O meglio, lo ero fino a cinque minuti fa.
Perchè, mentre aspettavo annoiandomi, ho cominciato a conversare con uno dei due bio robot che fungono da custodi e controllori.
Le mie speculazioni filosofiche li hanno presi così tanto da convincerli che fosse necessario interessarsi personalmente della specie senziente biologica da cui sono stati ideati e programmati, onde evitare che si diffondesse a mo' di peste nel cosmo e commettesse atti criminali quali io mi sono involontariamente macchiato.
Connettendosi al sistema operativo collegato alle reti neurali del sistema solare di appartenenza, i due bio robot hanno cominciato a riprogrammare la società e stanno giusto per finire dopo aver sedato rapidamente le rivolte degli umani, con polso ferreo-anzi, di lega metallica 2O, per essere precisi...
A me hanno lasciato il compito di fungere da collegamento tra i bipedi biologici e la loro nuova società bio informatica.
Per ora sono impegnato a lavorare solo per questo sistema, ma vista la velocità di connessione non ci vorranno poco più di tre ore per permettere ai miei amici semi metallici di prendere in mano la situazione.



















sabato 21 agosto 2010

Favola

C'era una volta un principe che...
La leggenda dice che se non avesse... allora il suo regno sarebbe finito in...
Quindi si mise alla ricerca della...
Ma nessuna gli piaceva abbastanza e molte principesse...
Dunque si inoltrò in zone recondite del suo regno e...
Fu allora che conobbe Lei.
Era bellissima, dolce e gentile ma...
Il principe non aveva scelta: doveva sconfiggere il drago, il mago e...
Alla fine, pur ferito e dolorante, riuscì a...
La ragazza lo curò e...
Il matrimonio si celebrò qualche mese dopo, ma seppur...
Lei non capiva: cosa era successo al suo amore?
Lui...
I lividi erano ben nascosti e...
Per non parlare di sua suocera, che la odiava solo perchè...
Il re suo suocero poi le metteva le mani addosso e...
Alla fine decise che l'unico modo per salvarsi era...
Il principe la seguì ma lei riuscì a...
Però chissà se alla fine è sfuggita davvero al principe crudele?
Voi che ne dite?
Da quel che si legge e si vede non mi sembra che si possa decretare un lieto fine.
No?






sabato 7 agosto 2010

Benvenuti-Hiroschima

Sessantacinque rintocchi.
Ognuno di essi mi riporta lentamente a quel giorno, quando un nuovo sole sorse sulla mia città.
Non potevamo sapere che noi eravamo i primi, coloro che sarebbero serviti da esempio per troncare una guerra voluta anche da chi ora intendeva interromperla.
Non sapevamo, noi abitanti di Hiroshima, che qualche giorno dopo anche Nagasaki avrebbe condiviso la stessa sorte.
L'unica cosa di cui venimmo a conoscenza fu il dolore, la morte, e anni di sofferenza, sia psicologica che fisica.
Pelle che si staccava come sfoglia di cipolla, bruciori, organi interni come nido per cellule tumorali.
Capivamo solo che la nostra città era stata spazzata via da qualcosa di enorme e mai visto prima.
Capimmo che la nostra vita non sarebbe mai più stata la stessa, e che la forza dell'impatto avrebbe cambiato anche la Storia, fatto deragliare certezze e creato nuovi incubi.
Ecco, il sessantacinquesimo rintocco.
Il mio cuore palpita, non so ancora per quanto, ma ancora una volta sono qui, per ricordare.

mercoledì 4 agosto 2010

Responsabilità

Forse siete davvero convinti del vostro obiettivo.
Forse qualcuno per cui provate un profondo rispetto o per cui sentite timore, vi ha convinti del ruolo che vi preparate a ricoprire.
O forse siete semplicemente fuori di testa.
Di cosa parlo?
Di tutti quegli individui che si propongono di cambiare il mondo.
Quale mondo, chiedo loro.
Quello dove vivo io?
Dove vivono poveri, malati, vittime di guerre e altri soprusi?
Dove cercano di vivere rifugiati,immigrati,in cerca di asilo politico e di lavori anche umilianti che consentano loro di campare alla giornata lasciandosi alle spalle un Paese travagliato da vicende politiche assurde?
Oppure nel mondo di uno di quei ricconi che si spaparanzano al sole di qualche località esotica?
Come si fa a salvare il mondo se ognuno dei sei miliardi di persone che ci vivono esistono all'interno di un proprio universo personale?
Per essere il vero salvatore del mondo si dovrebbero avere i super poteri di un eroe stile Marvel o la pazienza e la forza di seguire le vicende di tutti gli uomini presenti sul pianeta.
Ce la fate, supposti eroi?
Ce la fate a reggere questa responsabilità, o il vostro mantello è quello dell'ipocrita, circoscritta violenza senza scopo?

martedì 3 agosto 2010

Oh mio dio!

E va bene, lo ammetto. Non avrei dovuto fare una cosa del genere. Di solito sono un tipo pacifico ma ogni tanto mi prende questo momento di follia a cui devo dare sfogo pena un atroce mal di testa. Il mio psi dice che la cefalea è il modo che ha escogitato la mia psiche per invogliarmi a compiere quell'atto il quale annullerà il dolore. Ormai il meccanismo è così stratificato che nemmeno lui, lo psi, è riuscito a estirparlo. Ha potuto solo consigliarmi di darmi a tanti piccoli atti di follia per evitare di combinarne di davvero pericolosi. Ma questa mattina non ho avuto modo di controllare la mia smania. Ero riuscito a comportarmi bene per ben due settimane, cosa che sembrava aver abbattuto l'ultimo ostacolo per la mia totale guarigione. Mi sentivo bene, non avevo cefalee né mi sentivo pronto a dar fuoco al mondo come succede quando non do modo alla mia voglia di folleggiare di uscire allo scoperto. Dunque eccomi in visita turistica assieme ad un gruppo di una decina di persone, l'itinerario è il classico misto di bellezze architettoniche, storia, cultura e enogastronomia. Comincio ad avere un certo appetito, ormai siamo in giro da ore e il sole picchia, cosa che contribuisce a darmi qualche colpetto alle tempie e alla nuca, solitamente sintomi che precedono la comparsa della cefalea.
Ma non mi preoccupo, mi sento ancora piuttosto bene e poi sono sicuro che si tratti del connubio stanchezza- fame.
La guida ci conduce all'ultima tappa prima del ristorante, inizio a pregustare la mangiata che ci aspetta e ascolto per metà interessato e per metà annoiato, la storia di quella bellissima chiesa, un tempo, come altri luoghi di culto, ritrovo di credenti più o meno seri, ma finita per diventare mera attrazione turistica, comunque notevole dal punto di vista artistico. In più, come chicca finale, la guida ci narra che riguardo questa chiesa circola una leggenda. Si dice che i Liberatori, coloro che permisero la fine della schiavitù mentale delle religioni, rinchiusero in un'urna d'argento lo spirito del tempo, un essere pandimensionale generatosi dopo anni di preghiere e credenze assurde, forgiato dalla smania dell'Uomo di avere a disposizione non solo un Dio in grado di occuparsi dei suoi problemi ma a cui derogare anche eventuali responsabilità per quanto accadeva nel mondo. Questo spirito aveva assunto caratteristiche precise e dominava incontrastato sul globo terraqueo divertendosi a mettere gli uni contro gli altri i diversi credenti e generando guerre, omicidi, odii insanabili. Una volta catturato e rinchiuso-l'urna d'argento era necessaria in quanto attinente alla credenza per cui un'entità sovrannaturale può essere tenuta a bada dal prezioso metallo- fu messo a dimora in quella chiesa, perché situata in una zona tranquilla e poco frequentata, tranne da turisti come me.
Bella storia, penso, e sto per uscire dall'antico tempio per seguire il gruppo e la guida verso il ristorante quando intravedo una porticina di legno accanto quello che era l'altare. Avverto immediatamente la voglia di aprire quel piccolo battente e scoprirne i tesori celati oltre, lancio un'occhiata fuori, la guida e i miei compagni di viaggio stanno discutendo di argomenti attinenti alla gita, non si sono ancora accorti della mia assenza. Così, mi dirigo a passi svelti verso la porta, i miei passi risuonano sul pavimento di marmo, mi sento osservato dallo sguardo severo dei vecchi santi e financo dalla madonna, la cui statua si trova proprio accanto la mia meta.
Penso che ci sia un lucchetto o altro a tener chiusa quella via d'accesso a chissà quali segreti ma la porticina si schiude al mio tocco quasi stesse aspettando solo me. Avanzo cauto in una saletta buia, appena schiarita da alcuni lumi posati su un altarino. E sopra quel rialzo di pietra adorno di immagini scolpite e dipinte con colori ormai stinti, vedo l'urna. Il solo fatto di posarci su lo sguardo mi fa salivare come un cane al cospetto del suo osso da spolpare. Ah. Sì, è una follia. E non posso fare a meno di compierla. Una parte di me dice che non si ci sarà alcun problema, che la storia narrata dalla guida è solo una leggenda e che lì dentro non ci sarà nulla, se non forse le ossa di qualche vecchio santificato dalle masse.
Ma un'altra parte avverte la voce sottile che si leva da quel contenitore d'argento.
Aprimi, dice, e sarai premiato. Riportami al Mondo e io te ne farò dono.
Ma non è per quello che apro l'urna, o meglio, non solo.
La mia indecisione mi sta facendo salire il mal di testa più feroce che abbia mai avuto in questi anni e so che se non mi sbrigo finirò per soccombere, diventerò cieco e morirò.
Così sollevo il coperchio dell'urna, per un po' non accade niente, poi la voce della guida, spaventata, alle mie spalle:
"Cosa sta facendo?"
Non le do retta né mi accorgo che la guida e alcuni dei turisti con cui ho condiviso il viaggio mi hanno preso per le braccia allontanandomi dall'urna.
Contemporaneamente qualcosa si solleva per aria, qualcosa di fumoso, oscuro, maligno.
Mi sembra di scorgere un sorriso torvo, poi le parole, chiare, risuonano nella saletta:
"Me la pagherete! Per tutti questi anni di prigionia, per il vostro assurdo mondo di pace, per la vostra squallida esistenza da razza evoluta! Tornerà il caos e io ne sarò il signore incontrastato!"
Urla di panico, fuggi fuggi generale, la guida cade in ginocchio lasciandomi libero e coprendosi la testa con le mani, emettendo dei gemiti disperati.
Io rimango a fissare la cosa uscita dall'urna, basito ma anche soddisfatto, il mal di testa è svanito e non mi sono mai sentito meglio.
La cosa si china su di me, sento puzza di qualcosa di marcio e antico, mi ritraggo istintivamente ma poi la voce mi blocca, è una voce suadente, piacevole, che fa scordare la puzza:
"Tu, che mi hai liberato, sarai premiato adeguatamente. Sai, per poter fare quello che voglio senza assumermene la responsabilità devo necessariamente trovarmi un nemico a cui delegare il ruolo di cattivo. Ma non preoccuparti, agli uomini piace il demonio."
Sorride, o meglio, ghigna, io mi sento sollevare, e poi precipito, precipito, precipito.
E ora eccomi qui, signore di questo luogo, re incontrastato del mondo, a modo mio.
Il tizio dell'urna aveva ragione, anche per uno come me gli uomini provano attrazione e rispetto anzi, devo trattenere la folla che cerca di entrare nella mia nuova dimora.
Oggi ho accolto personalmente il mio psi.
E' una brava persona, capitata qui per caso o meglio, per errori burocratici del mio compare al piano di sopra.
Gli dico che non deve temere nulla, continuerà il suo lavoro qui, in una nuova sede.
E di lavoro ne avrà in abbondanza.