martedì 3 agosto 2010

Oh mio dio!

E va bene, lo ammetto. Non avrei dovuto fare una cosa del genere. Di solito sono un tipo pacifico ma ogni tanto mi prende questo momento di follia a cui devo dare sfogo pena un atroce mal di testa. Il mio psi dice che la cefalea è il modo che ha escogitato la mia psiche per invogliarmi a compiere quell'atto il quale annullerà il dolore. Ormai il meccanismo è così stratificato che nemmeno lui, lo psi, è riuscito a estirparlo. Ha potuto solo consigliarmi di darmi a tanti piccoli atti di follia per evitare di combinarne di davvero pericolosi. Ma questa mattina non ho avuto modo di controllare la mia smania. Ero riuscito a comportarmi bene per ben due settimane, cosa che sembrava aver abbattuto l'ultimo ostacolo per la mia totale guarigione. Mi sentivo bene, non avevo cefalee né mi sentivo pronto a dar fuoco al mondo come succede quando non do modo alla mia voglia di folleggiare di uscire allo scoperto. Dunque eccomi in visita turistica assieme ad un gruppo di una decina di persone, l'itinerario è il classico misto di bellezze architettoniche, storia, cultura e enogastronomia. Comincio ad avere un certo appetito, ormai siamo in giro da ore e il sole picchia, cosa che contribuisce a darmi qualche colpetto alle tempie e alla nuca, solitamente sintomi che precedono la comparsa della cefalea.
Ma non mi preoccupo, mi sento ancora piuttosto bene e poi sono sicuro che si tratti del connubio stanchezza- fame.
La guida ci conduce all'ultima tappa prima del ristorante, inizio a pregustare la mangiata che ci aspetta e ascolto per metà interessato e per metà annoiato, la storia di quella bellissima chiesa, un tempo, come altri luoghi di culto, ritrovo di credenti più o meno seri, ma finita per diventare mera attrazione turistica, comunque notevole dal punto di vista artistico. In più, come chicca finale, la guida ci narra che riguardo questa chiesa circola una leggenda. Si dice che i Liberatori, coloro che permisero la fine della schiavitù mentale delle religioni, rinchiusero in un'urna d'argento lo spirito del tempo, un essere pandimensionale generatosi dopo anni di preghiere e credenze assurde, forgiato dalla smania dell'Uomo di avere a disposizione non solo un Dio in grado di occuparsi dei suoi problemi ma a cui derogare anche eventuali responsabilità per quanto accadeva nel mondo. Questo spirito aveva assunto caratteristiche precise e dominava incontrastato sul globo terraqueo divertendosi a mettere gli uni contro gli altri i diversi credenti e generando guerre, omicidi, odii insanabili. Una volta catturato e rinchiuso-l'urna d'argento era necessaria in quanto attinente alla credenza per cui un'entità sovrannaturale può essere tenuta a bada dal prezioso metallo- fu messo a dimora in quella chiesa, perché situata in una zona tranquilla e poco frequentata, tranne da turisti come me.
Bella storia, penso, e sto per uscire dall'antico tempio per seguire il gruppo e la guida verso il ristorante quando intravedo una porticina di legno accanto quello che era l'altare. Avverto immediatamente la voglia di aprire quel piccolo battente e scoprirne i tesori celati oltre, lancio un'occhiata fuori, la guida e i miei compagni di viaggio stanno discutendo di argomenti attinenti alla gita, non si sono ancora accorti della mia assenza. Così, mi dirigo a passi svelti verso la porta, i miei passi risuonano sul pavimento di marmo, mi sento osservato dallo sguardo severo dei vecchi santi e financo dalla madonna, la cui statua si trova proprio accanto la mia meta.
Penso che ci sia un lucchetto o altro a tener chiusa quella via d'accesso a chissà quali segreti ma la porticina si schiude al mio tocco quasi stesse aspettando solo me. Avanzo cauto in una saletta buia, appena schiarita da alcuni lumi posati su un altarino. E sopra quel rialzo di pietra adorno di immagini scolpite e dipinte con colori ormai stinti, vedo l'urna. Il solo fatto di posarci su lo sguardo mi fa salivare come un cane al cospetto del suo osso da spolpare. Ah. Sì, è una follia. E non posso fare a meno di compierla. Una parte di me dice che non si ci sarà alcun problema, che la storia narrata dalla guida è solo una leggenda e che lì dentro non ci sarà nulla, se non forse le ossa di qualche vecchio santificato dalle masse.
Ma un'altra parte avverte la voce sottile che si leva da quel contenitore d'argento.
Aprimi, dice, e sarai premiato. Riportami al Mondo e io te ne farò dono.
Ma non è per quello che apro l'urna, o meglio, non solo.
La mia indecisione mi sta facendo salire il mal di testa più feroce che abbia mai avuto in questi anni e so che se non mi sbrigo finirò per soccombere, diventerò cieco e morirò.
Così sollevo il coperchio dell'urna, per un po' non accade niente, poi la voce della guida, spaventata, alle mie spalle:
"Cosa sta facendo?"
Non le do retta né mi accorgo che la guida e alcuni dei turisti con cui ho condiviso il viaggio mi hanno preso per le braccia allontanandomi dall'urna.
Contemporaneamente qualcosa si solleva per aria, qualcosa di fumoso, oscuro, maligno.
Mi sembra di scorgere un sorriso torvo, poi le parole, chiare, risuonano nella saletta:
"Me la pagherete! Per tutti questi anni di prigionia, per il vostro assurdo mondo di pace, per la vostra squallida esistenza da razza evoluta! Tornerà il caos e io ne sarò il signore incontrastato!"
Urla di panico, fuggi fuggi generale, la guida cade in ginocchio lasciandomi libero e coprendosi la testa con le mani, emettendo dei gemiti disperati.
Io rimango a fissare la cosa uscita dall'urna, basito ma anche soddisfatto, il mal di testa è svanito e non mi sono mai sentito meglio.
La cosa si china su di me, sento puzza di qualcosa di marcio e antico, mi ritraggo istintivamente ma poi la voce mi blocca, è una voce suadente, piacevole, che fa scordare la puzza:
"Tu, che mi hai liberato, sarai premiato adeguatamente. Sai, per poter fare quello che voglio senza assumermene la responsabilità devo necessariamente trovarmi un nemico a cui delegare il ruolo di cattivo. Ma non preoccuparti, agli uomini piace il demonio."
Sorride, o meglio, ghigna, io mi sento sollevare, e poi precipito, precipito, precipito.
E ora eccomi qui, signore di questo luogo, re incontrastato del mondo, a modo mio.
Il tizio dell'urna aveva ragione, anche per uno come me gli uomini provano attrazione e rispetto anzi, devo trattenere la folla che cerca di entrare nella mia nuova dimora.
Oggi ho accolto personalmente il mio psi.
E' una brava persona, capitata qui per caso o meglio, per errori burocratici del mio compare al piano di sopra.
Gli dico che non deve temere nulla, continuerà il suo lavoro qui, in una nuova sede.
E di lavoro ne avrà in abbondanza.





























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